| Da "Monza e Brianza Alpina" |
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| Mercoledì 24 Febbraio 2010 00:00 |
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Leggiamo e dopo avere chiesto il consenso alla pubblicazione, pubblichiamo questo articolo apparso su "Monza e Brianza Alpina" pubblicazione della Sezione di Monza. Davvero molto bello ed emozionante Da “Monza e Brianza Alpina” periodico della Sezione di Monza Giornalista per miracolo del Beato Don Carlo Gnocchi EUGENIO BRAMBILLA Il titolo dell’articolo serve per capire ciò che mi è successo sabato 24 Ottobre e domenica 25, giorno della Beatificazione di don Carlo Gnocchi. Veniamo ai fatti: sabato pomeriggio il mio amico Tino (valente fotografo durante l’80°) veniva a casa mia per chiedere quale strada fosse meglio fare per arrivare in Arcivescovado, dove doveva ritirare il permesso di “fotografo ufficiale” per la Beatificazione. Dopo averlo consigliato sul percorso più facile, mi rendo conto che sia meglio accompagnarlo e così partiamo per il centro di Milano. Alle 17.01 arriviamo davanti al portone (che si stava chiudendo) dell’Arcivescovado, suonato il campanello un paio di volte, veniamo introdotti dal portinaio ed indirizzati all’Ufficio Stampa. Accolti con la massima gentilezza, ci viene consegnato il permesso da fotografo e, dopo uno scambio di parole con gli impiegati, visto che scrivo qualche articolo sul nostro giornale, mi consigliavano di richiedere un permesso stampa per giornalista. Cosa detta fu cosa immediatamente fatta. Uscivo dall’Ufficio Stampa dell’Arcivescovado con il permesso al collo e, in anteprima, col plico contenente: elenco Cardinali e Vescovi, elenco personalità, preghiera della Beatificazione, omelia dell’Arcivescovo, piantine di Piazza Duomo con tutte le zone delimitate e segnate. La sera, leggendo il contenuto del plico, mi sono reso conto che possedevo tutti i dati necessari per scrivere un articolo sul giornale, anche stando a casa seduto in poltrona. Vi passo alcuni dati che riguardano l’evento: presenti 18 Vescovi ed il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, 211 Sacerdoti concelebranti, 3 cori per un totale di 210 cantori (coro della Cappella Musicale del Duomo, coro del Seminario Arcivescovile di Milano, coro alpini A.N.A. Milano) diretti dal maestro Don Claudio Burgio, 20 sindaci, 200 giornalisti e operatori della comunicazione accreditati, 5 dirette dell’evento (RAI1, SKY tg24, Telenova, Radiomater e il sito www.chiesadimilano.it), 20 combattenti reduci della campagna di Russia, 250 volontari in servizio, 2km di transenne posizionate in Piazza Duomo, 20 ambulanze, 50.000 fedeli presenti (di cui 40.000 con pass e 10.000 ai bordi della piazza) tra questi 15.000 alpini in rappresentanza di 81 sezioni, 1.000 chierichetti. Alle 17.30 l’amico Tino e io andiamo nella chiesa di San Bernardino dove l’urna di Don Gnocchi era arrivata con 15 minuti di anticipo sull’orario previsto. A proposito l’urna è stata realizzata dallo scultore orafo Lineo Tabarin, è impreziosita da inserti in ottone, lapislazzuli e da castoni che riproducono luoghi e momenti significativi della vita di Don Carlo, sono riprodotti 6 stemmi: quelli di Papa Benedetto XVI (Pontefice della Beatificazione) del Cardinale Dionigi Tettamanzi (Arcivescovo della Beatificazione), della Fondazione Don Gnocchi, dell’A.N.A., del Comune di San Colombano al Lambro (luogo di nascita) e del Comune di Milano (luogo dove è morto), oltre allo stemma della Fondazione Pro Juventute (oggi Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus). Era già iniziata la veglia di preghiera, la salma non era visibile perché era coperta da un grosso drappo. Dopo aver pregato Don Gnocchi e aver salutato alcuni amici presenti, Tino ed io torniamo a Concorezzo. L’indomani mattina, con gli alpini del mio gruppo mi presento in Piazza Duomo e mi sistemo nello spazio previsto per la Stampa. Nel frattempo alcuni alpini della sezione mi guardano stralunati nel vedermi passeggiare per la piazza proprio dove non passeggiava nessuno. Io rispondo: “E’ un miracolo di Don Carlo”…non sapendo cosa poi mi sarebbe capitato. Vengo al nocciolo: è finita la funzione di Beatificazione, la teca col corpo di Don Gnocchi viene presa e portata dagli alpini sulla piazza in mezzo alla gente per poi proseguire per la Basilica di Sant’Ambrogio. In mezzo al pubblico un signore si avvicina alle transenne e mi chiede se, per favore, striscio sull’urna del beato la fotografia del suo nipote malato. Aveva trovato fra tutti i giornalisti la persona giusta: io prendo la foto, vado verso gli alpini che fanno ordine pubblico (li conosco tutti), spiego a loro cosa devo fare e mi dicono “se ci riesci…” perché l’urna di Don Carlo è portata a spalla dagli alpini ed è quasi impossibile avvicinarsi poiché lo spazio fra questi è molto stretto. Prendo il passo di coloro che sorreggono l’urna, mi infilo tra una fila e l’altra e riesco a strofinare la foto del nipotino malato sull’urna. Torno dal nonno che mi chiede se ci sono riuscito, dico di sì ed egli mi abbraccia stretto e mi dice: “Io ci credo!”, rispondo: “Anch’io!”.Mi hanno visto tutti; piangevo con lui come un bambino, mi stringeva e mi diceva: “Sono abruzzese, ma ti vengo a cercare perché sono amico del Presidente Nazionale A.N.A. Parazzini”. Raggiungo il mio gruppo all’entrata della Galleria in Piazza Duomo dove c’eravamo dati appuntamento. Sto raccontando a tutti cosa mi era capitato (piangevo ancora) quando mi si presenta Parazzini. Dopo averlo salutato gli spiego l’accaduto. Per tornare al titolo dell’articolo: il miracolo sta nel fatto che non sono un “vero” giornalista. Don Carlo mi ha prima portato in Arcivescovado, poi mi ha fatto incontrare questo signore abruzzese il quale aveva una richiesta che probabilmente in quel momento solo io ero in grado di soddisfare e poi Parazzini che mi si presenta in mezzo a quella moltitudine di persone, quasi a chiudere tutto l’accaduto! Una cosa è certa: Don Carlo ha voluto questo mio gesto ed io ho capito che i Beati e i Santi da lassù possono fare ciò che vogliono, ma noi dobbiamo essere disponibili e capire cosa può essere un miracolo. Caro Don Gnocchi, io sono solo Tenente degli alpini, tu sei Capitano, quindi ti devo obbedienza, ma ti rivolgo una preghiera e mi rifaccio a “Cristo con gli Alpini”, dove in un momento difficile tu scrivi: “Dio, Dio, Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! …”. Ora sei lì accanto a Lui, Lo vedi, Lo senti, quindi ti chiedo: “Proteggi questo bimbo, tutti noi alpini e le nostre famiglie”.
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 22:26 |





