Storia del Gruppo PDF Stampa E-mail
Domenica 20 Dicembre 2009 14:55

Queste le poche notizie della nascita del 1° Gruppo Alpini di Albate ...

Domenica pomeriggio, 1 giugno 1930, ore 15.30 presso la sede del Dopolavoro (dove aveva preso sede anche il Gruppo di Albate) avvenne al cerimonia di inaugurazione del gagliardetto.
Presente oltre il Presidente Sezionale Maggiore Pozzi, e il Podestà Sig. Marzorati.

Il gagliardetto fu donato dal Ragionier Elia Ferrario. Madrina fu la signorina Teresina Magni. La benedizione fu impartita da Don Bernardino Re assistito da Don Introzzi. Parlò l’avvocato Giuseppe Prada e Mario Esposti entrambi volontari di guerra. Partecipò il Corpo Musicale Umberto I°.

La manifestazione fu conclusa con la deposizione di corone ai monumenti di Albate e Trecallo.

A destra la foto del Presidente Maggiore Pozzi che inaugurò il Gruppo Alpini di Albate.

Dopo 45 anni nei quali si perdono le notizie del nostro Gruppo ...

Da vent'anni una bellissima avventura

Voglio raccontarvi un'avventura; una bellissima avventura iniziata esattamente venti anni fa. In questa avventura sono cascato a capofitto insieme ad un gruppo di amici a da essa uscirò probabilmente solo quando "....nostra Sorella Morte Corporale" mi e ordinerà di "andare avanti..."
È una avventura che nacque e potè crescere in presenza e con l'aiuto di alcuni ingredienti - "pochi ma buoni..." come solitamente dicono di sé stessi gli Alpini di Napoli - quali l'amicizia, la volontà, il sacrificio, il senso del dovere e del lavoro; e poi l'attaccamento ai valori della famiglia, l'attenzione alla realtà sociale della nostra amata Italia e al suo Tricolore, la stima reciproca ... Il tutto sotto il simbolo della penna nera e nel ricordo di coloro - i Caduti - che meno fortunati di noi hanno sacrificato la propria vita nell' obbedienza e nell'umiltà senza chiedersi troppi perché.
La storia che mi accingo a raccontare è quella del Gruppo Alpini di Albate, iniziata per puro caso in una fredda sera del Febbraio 1975: un gruppo di amici - tra cui il sottoscritto - riuniti attorno ad un tavolo per festeggiare la fine del Carnevale ... "la contavano su"... attorno ai soliti argomenti: il lavoro, la famiglia e i figli (per i già sposati), e l'immancabile naia, terminata da poco per qualcuno, in ricordi ormai lontani per altri.
Non fu una sorpresa quando ognuno dei presenti confessò di essere stato alpino o artigliere da montagna; nacque allora spontanea la domanda: "...perché non organizziamo un Gruppo Alpini ad Albate, come in molti altri paesi?..."
Il consenso fu unanime.

Già in quella sera festeggiammo con un primo brindisi (al quale ne succedettero altri a conferma che l'idea lanciata era buona) e ci lasciammo con un nutrito elenco di amici alpini da contattare; nessuno però immaginava in cuor suo che la "bellissima avventura " era già iniziata.
La "caccia all'Alpino" durò fino a primavera inoltrata e fu molto proficua: non fu difficile trovare 80 - 90 nominativi che accettarono con entusiasmo la proposta.
Fu convocata quindi la prima assemblea del costituendo Gruppo che si tenne il (18 Luglio 1975 presieduta dall'allora Presidente della Sezione ANA di Como dott. Camillo Cornelio. Egli, simpaticissimo, rivolse brevi parole ai numerosi presenti: "... sono lieto di presiedere la prima assemblea ufficiale del vostro Gruppo, che è il 104° della Sezione di Como ... noto con piacere che esso è costituito in maggioranza da giovani: è la dimostrazione che lo spirito Alpino è presente in modo vivo anche nelle i generazioni ..."
Per l'occasione era stato approntato un programma di idee e di iniziative alle quali il Gruppo, una volta costituito, avrebbe finalizzato le proprie forze:

- collaborazione con l'Unitalsi di Albate, in occasione delle loro manifestazioni
- interventi ecologici per la salvaguardia dei nostri boschi e per valorizzarne l'utilizzo
- divulgazione di proposte di utilità sociale, quali ad esempio la donazione del sangue.

Come avrete notato, il programma che gli Alpini di Albate si accingevano a realizzare era impegnativo. Nel corso dei vent'anni trascorsi molte proposte sono diventate realtà. Durante l'estate del 1975 venne affrontata l'organizzazione della festa di fondazione ufficiale del Gruppo, fissata per la Domenica 28 Settembre 1975.

Vai a vedere il volantino della inaugurazione

Quella data rimarrà memorabile nella storia del Gruppo e nel cuore di tutti noi; fu una giornata indimenticabile, resa ancor più calorosa dalla splendida accoglienza che gli Albatesi riservarono agli Alpini arrivati in gran numero da molti paesi.
Erano presenti il Labaro decorato della Sezione ANA di Como accompagnato dal Presidente dott. Cornelio, il Gagliardetto ANA di Albate, le Madrine del nascente Gruppo Lorenza Longhi e Lucia Montorfano, l'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Albate con la Bandiera del sodalizio, i nostri veci, i nostri bocia in congedo e quelli in armi mandati in licenza per l'occasione, il Corpo Musicale Albatese, la fanfara Alpina di Asso, il coro CAO, gli Alpini di Griante recanti un omaggio floreale in ricordo dei Caduti, numerosi gagliardetti di Gruppi, le autorità di Albate e molta, molta gente che non ricordava una analoga manifestazione precedente.

Don Augusto Cadenazzi, indimenticabile parroco della nostra Comunità, celebrò la S. Messa al campo davanti ad una folla numerosissima. Nel silenzio e nella preghiera tutti si unirono agli Alpini che ad Albate si costituivano in Gruppo per entrare nella realtà sociale. All'omelia pronunciò parole di affetto e di ricordo per i Caduti sul cui esempio invitò tutti ad operare; indicò soprattutto ai giovani la strada della generosità verso il bene comune. Per la prima volta ad Albate venne letta la Preghiera dell'Alpino; .... qualche lacrima, tanto silenzio, il canto sommesso di "Stelutis Alpinis"... Seguirono i discorsi di circostanza, tutti di incoraggiamento e di augurio.

Don Augusto volle fare un dono - sorpresa agli Alpini leggendo una lettera del fratello Ettore Cadenazzi - deceduto nel campo di concentramento di Tuorgau Elbe il 14 Giugno 1944 - e scritta durante la prigionia. Mi sembra doveroso ricordarne i passi più significativi.
"Sono circa tre mesi che trascorro in prima linea a fianco degli Alpini della Cuneense e non posso in queste mie povere memorie tralasciare di parlare di loro.

Tutti figli delle nostre belle Alpi,forti come le loro roccie, umili come l'edelweis, calmi, tranquilli come le loro vallate valdostane, silenziosi come i loro profondi burroni,impetuosi ed irruenti all'attacco come la tormenta alpina ...
Mi sento orgoglioso di essere figlio di un Alpino, di appartenere sia pure provvisoriamente alla divisione Alpina Speciale.
Spesse volte sul nostro settore si scatena impetuosa l'ira dell'artiglieria greca e allora i viveri non giungono. Appena cessata la tempesta di fuoco, gli Alpini con vero spìrito fraterno ci chiedono com'è andata. Poi subito portano al mio tugurio tutti i viveri che possono e si deve accettarli ...
Quando un giorno alquanto terribile per il loro settore ho portato loro del pane e cioccolato sono stato costretto a ritornare con la mia povera offerta intatta. Non la vogliono. "Sta sicuro - mi dicono - che noi i viveri li avremo ... il nostro conducente o vivo o morto ci farà avere il necessario.". Difatti, qualche ora dopo ecco sul sentiero che porta sul posto comparire un giovane con un sacco sulle spalle. Cammina piano sotto il peso, ma avanza intrepido tra i colpi che scoppiano ora vicini, ora lontani. Tutti lo guardano con trepidazione.
L'uomo si avvicina sempre più: è giunto ! Sorride ai compagni che felici lo circondano. "Dio, che inferno - dice - II mulo, poveretto l'ho lasciato laggiù a quella selletta, ucciso da una scheggia."
Così dicendo, gli scorrono le lacrime agli occhi ...
Ora, entro il rifugio, attorno al fuoco, mangiano il pane e la carne congelata che il compagno ha fatto loro avere.
La vedetta vigila, scruta davanti a sé proteggendo la tranquillità dei suoi compagni, o meglio dei suoi fratelli, perché da fratelli si vogliono bene questi splendidi Alpini."

Il Gruppo di Albate era costituito; alla sua guida fu eletto Capogruppo il compianto Vittorio Vitale.
Capitò subito una fortuna inattesa. Già dall'estate precedente gli Alpini impegnati ad organizzare il nuovo Gruppo cercavano un locale da adibire a sede sociale, purtroppo con scarsi risultati; pertanto le prime riunioni si tennero a Trecallo, presso la famosa trattoria "da Girolum" che gentilmente veniva messa a disposizione. L'inattesa fortuna fu di poter avere per modico affitto due vani siti in via S. Antonino - via al Ronco (tuttora nostra sede). Si resero necessarie molte ore di lavoro volontario e parecchi soldi per rendere i locali decorosi; furono difficoltà ben presto superate e già nella primavera del 1976 la sede era agibile per le riunioni. Nel Maggio 1976 in concomitanza del tragico terremoto del Friuli essa divenne centro di raccolta di fondi e di vestiario da inviare alle popolazioni colpite.

Fu inaugurata ufficialmente nel Settembre dello stesso anno, e per l'occasione venne organizzata un'altra festa alla quale la popolazione di Albate, memore della precedente, partecipò con entusiasmo. A questo punto è indispensabile una digressione per ricordare ciò che successe dopo il terremoto in Friuli, terra di Alpini, terra dei "fradis furlan".... L'Associazione Nazionale Alpini, per voce dell'indimenticabile Presidente Franco Bertagnolli, lanciò l'idea di organizzare dieci cantieri di lavoro nelle zone terremotate per accelerare la ricostruzione: nei cantieri avrebbero prestato opera completamente gratuita gli Alpini in congedo, inseriti in un organigramma rigoroso e ampliato a tutte le necessità di sussitenza, in modo da non gravare sulle popolazioni già duramente colpite. La proposta - assolutamente nuova - fu accolta con un entusiasmo indescrivibile; i cantieri furono approntati; migliala e migliaia di penne nere in congedo, coadiuvati da molti giovani ed amici si avvicendarono fino all'autunno inoltrato. Fu un lavoro colossale che non passò inosservato anche se la maggioranza della stampa italiana lo ignorò quasi completamente: qualche giornale arrivò a definire l'idea ".....una delirante iniziativa!". Un esempio valga per tutti: l'ambasciatore americano in Italia - Mrs. Rabb - letteralmente esterrefatto ed incredulo dopo aver visto con i propri occhi il lavoro degli Alpini, propose ed ottenne dal proprio Governo la straordinaria cifra di 50 miliardi di lire che consegnò personalmente, in totale e disinteressata fiducia alla Associazione Nazionale Alpini.
La "pazza" idea di Bertagnolli venne riassunta in una frase che sarebbe diventata il motto per il cammino futuro della Associazione e che avrà come conseguenza lusinghiera - qualche anno più tardi - l'ingresso dell 'A.N.A. nella Protezione Civile:

"Aiutare i vivi ricordando i morti"

 

Essa è simbolo, programma, motivo di azione, nuovo modo di intendere la solidarietà e di farsi aiuto al prossimo. Dal 1976 l'Associazione Nazionale Alpini con le migliaia di Gruppi sparsi sul territorio italiano (tra cui il Gruppo di Albate) opera nel pieno significato di quelle parole. Da quella frase deriva un profondo senso di comunione con i Caduti che accomuna il loro Sacrificio al nostro lavoro, soprattutto quando esso è rivolto ad alleviare il dolore dei fratelli.
Il Gruppo di Albate ebbe quindi un motivo in più per concretizzare gli impegni assunti durante la fase costitutiva e nel 1976 cominciò ad agire seguendo due direttive: quella tipicamente alpina e quella sociale.
Della prima ricordo in particolare la partecipazione alle Adunate Nazionali alcune delle quali indimenticabili: a Torino nel 1977 - in occasione dei 50 anni della Associazione Nazionale Alpini.

A Roma nel 1979 dove ebbe inizio l'amicizia degli Alpini con il Papa - Karol Woitila - venuto da lontano e amante della montagna; successivamente a Bologna, nel 1982 per ricordare quel folle 2 Agosto 1980 - per noi di Como in particolare la famiglia Mauri di Tavernola - e a Udine nel 1984 dopo l'avventura dei cantieri... Ricordo inoltre con grande piacere gli incontri con Alpini di altre regioni, attraverso i quali abbiamo arricchito le amicizie: a Gressan in vai d'Aosta, a Ceva, a Soave, a Marlengo ( frazione di Merano ) dove molti di noi hanno vissuto parte della naia. Con gli Alpini di Marlengo è nato nel 1977 un gemellaggio che ancora oggi è vivo e molto sentito.

Delle attività a carattere sociale è doveroso ricordare le mostre di disegni e di lavori eseguiti dagli alunni delle nostre scuole, le raccolte di sangue in collaborazione con la sede AVIS di Como, le donazioni in denaro alla Fondazione Pro Juventute di don Carlo Gnocchi - l'indimenticabile cappellano dell'Albania e della Russia -, alle popolazioni terremotate del Friuli prima e dell'lrpinia poi.

Merita particolare menzione l'idea lanciata nel 1978 denominata "ALBATE NEL VERDE" che prevedeva una serie di interventi atti a pulire e ripristinare i sentieri boschivi attorno al quartiere, nonché la sistemazione della roggia Segrada nella vicina Valbasca. In anni precedenti essa aveva invaso il sentiero verso Lora rendendolo del tutto impraticabile e gli Alpini decisero di intervenire per riportarla nel letto originale liberando il passaggio; II lavoro, in considerazione del grande volume di terriccio da movimentare, fu eseguito con l'aiuto di un escavatore meccanico pagato con contributi economici di alcuni amici.

L'operazione fu completata con la posa di cartelli segnaletici con l'indicazione dei vari sentieri. Anche la Circoscrizione n. 1 fu parte attiva nell'operazione fornendo gli attrezzi necessari e pubblicizzando successivamente il lusinghiero risultato, premessa ad altri interventi.

Il lavoro eseguito nella Valbasca fa tuttora bella mostra di sé; gli Alpini periodicamente vi ritornano per eseguire la manutenzione necessaria, così da permettere a tutti gli Albatesi - e non - di addentrarsi nella valle che è famosa per la tipica frescura estiva. Negli anni dal 1978 al 1980 la sede sociale fu ampliata per l'aggiunta di un altro locale adiacente concesso in affitto. Anche in questa occasione il Gruppo trovò in breve tempo soldi e volontari.

Nell'occasione fu allestita una piccola biblioteca, successivamente arricchita.

Ma i ricordi più belli di quegli anni sono legati alla profonda amicizia che nel frattempo era nata, cresciuta e fortificata in seno al Gruppo; lo "spirito di corpo" aveva lavorato bene ed in fretta. Si ritrovarono insieme tre generazioni di Alpini: "i Veci" dell'Ortigara, del Grappa e delle altre cime simbolo della Guerra '15 - '18 - se fossero ancora in vita sarebbero tutti centenari.

"i meno Veci" della guerra d'Africa e successivamente dell'Albania e della Russia; ed infine "i Bocia" nati a cavallo dell'ultima guerra e negli anni successivi. Per tutti noi fu un esperienza nuova: persone di età diverse - dai 20 agli 80 anni - che mettevano generosamente in comune l'esperienza della propria vita, in forte contrasto con quanto normalmente avveniva ed avviene nella società civile, dove incomprensioni di ogni genere - etiche, politiche e sociali - dividono anziché unire. Dei Veci di quei tempi sono rimasti come esempi da seguire i ricordi della vita vissuta duramente per mantenere le famiglie spesso numerose, del lavoro faticoso e mal retribuito, delle giovani vite stroncate sui campi di battaglia per il gioco perfido dei potenti della terra ...

Anche oggi le generazioni di Alpini sono tre, perché sono subentrati i giovani nati negli anni 70. Puntualmente si ripete la medesima esperienza e l'amalgama è ancora una volta totale.

Con l'inizio degli anni '80 il Gruppo Alpini era ormai inserito a tutti gli effetti nella comunità Albatese; l'avventura iniziata cinque anni prima era ormai una meravigliosa realtà; altri amici si lasciarono coinvolgere, portando gli iscritti del Gruppo a oltre 120 soci. Inoltre gli Alpini erano molto bene organizzati: col passar del tempo avevano acquisito attrezzature efficienti e potevano sempre usufruire di mezzi prestati in particolari occasioni da altri Gruppi.

Per questi ed altri simili motivi cominciarono a pervenire richieste di aiuto da parte di Associazioni di Albate o addirittura di altri luoghi per le attività più varie; com'è nel loro spirito e avendo sempre presente il motto coniato in Friuli essi non negarono mai la propria opera, attirandosi stima e fiducia. Ecco un modo semplice per diventare amici. Proporzionalmente anche la cassa del Gruppo aumentò di consistenza e rese possibile gesti simpatici e significativi.

Alla fine del 1982 il Gruppo potè disporre di una consistente cifra di denaro che, per decisione unanime del Consiglio Direttivo, fu devoluta in donazioni. Fu deciso per le seguenti:

- Sostituzione dell'arredamento locale mensa alla Scuola Materna Suore Adoratrici di Albate: 14 tavolini esagonali e 84 sedie
- Donazione all'istituto "La Nostra Famiglia" - sede staccata di Como - di apparecchiature sanitarie

Furono gesti fatti in sordina, secondo il motto del 5° Reggimento Alpini "Nec videar dum sim" - "Non per apparire, ma per essere" -, che lasciarono un segno tangibile della presenza del Gruppo Alpini ad Albate.
Purtroppo, mentre erano in preparazione altri programmi, si profilava all'orizzonte un grosso e importante impegno; le donazioni appena effettuate sarebbero state le ultime, almeno per un certo periodo di tempo.
Successe infatti che, quando all'inizio del 1983 la carica di Capogruppo passò da Vittorio Vitale a Piergiorgio Pedretti si scatenò ".. l'impeto della valanga.." che avrebbe potuto capovolgere la situazione fino allora serena.
Giunse improvvisa la notizia che la nostra bella sede, considerata da sette anni la seconda casa di noi tutti oltre che centro logistico e ritrovo spensierato del venerdì sera, veniva messa in vendita.
Il proprietario, carissimo amico e sempre disponibile, ci confessò di non possedere i mezzi economici per ristrutturare l'immobile comprendente i locali affittati al Gruppo. Pensava pertanto di liberarsene definitivamente.

A ben guardare egli aveva tutte le buone ragioni per procedere in tal senso poiché la fatiscenza del caseggiato (risalente almeno in parte alla fine del '600) era tale da richie-dere somme di denaro molto elevate per la ristrutturazione. Era in pericolo la stessa sopravvivenza del Gruppo, perché , per assurdo che possa sembrare , la mancanza di una sede come centro di ritrovo, di discussione e , più im-portante ancora , di amicizia, impedisce o rende difficile il lavoro di Gruppo che per gli Alpini è elemento catalizzatore insieme allo spirito di Corpo.

La notizia creò molte preoccupazioni, ma gli Alpini sfoderarono una loro caratteristica peculiare: il passo lento, ossia la pacatezza. Si evitarono così decisioni affrettate. Fu chiesto al proprietario un tempo ragionevole (concesso senza difficoltà in conseguenza degli ottimi rapporti in essere) per analizzare la situazione e ci si mise al lavoro seriamente. Chi scrive, essendo all'epoca Capogruppo, fu personalmente coinvolto nella faccenda. Non vi racconto le preoccupazioni, le congetture, i consigli chiesti, i progetti...., fino a quando si insinuò dapprima timidamente e poi con sempre maggior irruenza un pen-siero.......

Qualcuno lanciò l'idea che, data per scontata la volontà del proprietario di vendere, noi avremmo potuto contrapporre la volontà di acquistare. Al momento la proposta sembrò irrealizzabile; invece conquistò e convinse in breve tempo un buon numero di sosteni-tori al punto che divenne programma da seguire. Si dovette quindi pensare alla manie-ra di tradurla in realtà, una bellissima realtà. L'entusiasmo fece la sua parte. Si dovettero studiare argomenti non tipicamente Alpini, quali ad esempio l'acquisizione di personalità giuridica e, solito problema di sempre, dove trovare i soldi necessari.

Non mi dilungo sui particolari; ricordo solo che nell'Aprile 1984, circa un anno dopo dalla notizia che avrebbe potuto sconvolgere il Gruppo, nello Studio del notaio Dott. Achille Cornelio, figlio dell'indimenticabile Camillo Cornelio, venne redatto e firmato l'at-to notarile per la nascita della "FAMIGLIA VERDE Società Cooperativa a responsabilità limitata". A questa società, costituita in massima parte da Alpini del Gruppo e da amici, sarebbe stata iscritta la proprietà della parte di immobile adibito a sede sociale e successivamen-te anche tutta la gestione amministrativa - fiscale. Da quel momento si aprivano nuove e maggiori possibilità operative perché il Gruppo era sostenuto da una società in piena regola e con pieni poteri giuridici. A distanza di anni questa scelta è risultata vincente.

Nonostante l'entusiasmo, non furono anni facilissimi: dovemmo accettare "un po'" di debiti, peraltro ben programmati e calcolati con abbondante buon senso (anche que-sta è una caratteristica peculiare degli Alpini: "fare il passo secondo la gamba") Si dovettero far convergere tutte le forze disponibili a quest'unica finalità per la durata di circa tre anni. Un analoga situazione si ripresentò pochi anni orsono, quando si dovette procedere al rifacimento totale del tetto e al ripristino delle facciate. Ora la sede del Gruppo ANA di Albate è un gioiello.

Nonostante le diminuite possibilità finanziarie le attività del Gruppo furono comunque intense. Negli anni dal 1983 al 1987 fu dato molto spazio allo sport, in particolare allo sci, al calcio e al tiro a segno. Nello sci alcuni nostri atleti si misero in mostra in gare a livello locale e nazionale; gli atleti impegnati nel calcio vinsero un torneo sezionale "Penne nere" imperniato su partite tra diversi Gruppi Alpini.

Altri furono coinvolti in tornei sezionali di carte (scopa in particolare), risultando imbatti-bili in più di un'occasione e vincendo alcuni trofei di valore. Parimenti gli Alpini di Albate parteciparono a manifestazioni di altri Gruppi, in modo particolare a quelle dedicate alle Commemorazioni. Si fecero inoltre promotori insieme agli amici di Capiago e di Cantù della manifestazione in ricordo dei Caduti di Nikolajewka (26 Gennaio 1943) e non smisero mai di essere disponibili ogni qualvolta ad Albate era-no richiesti aiuto e presenza fattiva.

Si tentò in questo modo di sopperire al necessario rallentamento dei programmi del Gruppo in virtù dei debiti da onorare.

Contemporaneamente la nostra sede venne messa a disposizione per riunioni convivia-li , tradizione ancora oggi ben radicata , attraverso le quali si poterono trarre le necessarie risorse finanziarie; il tutto gestito dai soliti volontari. Nel 1986 il Gruppo ricevette un regalo unico e prestigioso. Il nostro amico don Luciano Moltoni, prima di essere ordinato sacerdote, tornò da Roma portando una pergamena manoscritta e firmata di pugno da Papa Woitila indirizzata al Gruppo Alpini con parole di augurio e di benedizione. Siamo certi di essere uno dei pochissimi Gruppi a possedere un simile dono.

Nel 1987 il Gruppo fu affidato ad Angelo Navoni che mantenne l'incarico fino al 1990 quando gli subentrò Generoso Casale. Essi furono i Capigruppo della ripresa: dovettero impegnarsi personalmente e con profonda convinzione a riscoprire il vero compito di un Gruppo Alpini. Riuscirono splendidamente nel loro incarico, pur afflitti da grosse preoccupazioni derivate più che altro da una grande umiltà personale che li onora ancora oggi quando, lasciata ai successori la carica di Capogruppo, sono tuttora elementi trainanti ed insostituibili. La nostra storia o meglio" la bellissima avventura..." è così giunta agli anni 90' ed è tempo di fare un pri-mo bilancio.

Sono già molti i ricordi da scrivere sul diario, parecchi i nomi degli amici "andati avanti" per continuare ad essere Alpini nel Paradiso di Cantore , il glorioso Generale martire sulle Tofane ; noi continuiamo nel loro esempio a lavorare "ricordando i morti" per "aiutare i vivi".

L'Associazione Nazionale Alpini, dopo la meravigliosa esperienza del Friuli ed altre successive, è chiamata dal Ministero del-la Protezione Civile a farne ufficialmente parte. Nascono nelle Sezioni le squadre di volontari; il Gruppo di Albate è presen-te con tre Alpini due dei quali sono chia-mati a ricoprire importanti mansioni. Fa-ranno onore al Gruppo di appartenenza sia nelle esercitazioni simulate ma soprat-tutto nei momenti di effettiva necessità, ul-timo dei quali in ordine di tempo, il Pie-monte alluvionato (Novembre 1994).

Nel 1993 viene eletto Capogruppo Gian-franco Lodi Rizzini, attuale responsabile che coadiuvato da validi e affiatati collabo-ratori, continua l'opera di coloro che lo hanno preceduto alla guida del Gruppo. Le attività del Gruppo proseguono scandite da ritmi ormai acquisiti. Ad esse se ne è aggiunta un'altra che è già diventata tradizione: l'addobbo Natalizio dell'abete in Piazza della Chiesa. Don Antonio Fraquelli, Parroco di Albate dal 1991 e amico sincero, chiese se gli Alpini erano in grado di illuminare , in occasione delle festività Natalizie , il grande abete cresciuto di fianco alla Chiesa Parrocchiale; la risposta non potè che essere positiva. E così, all'avvicinarsi di ogni Natale, gli Alpini si arrampicano fin sulla cima del-l'albero ricoprendolo di filari di luce bianca; una grande stella cometa vie-ne issata sopra al ramo più alto per offrire agli Albatesi un segno della loro presenza ed un ringraziamento per la simpatia e la stima di cui si sentono at-torniati.

Ancora, in anni recenti abbiamo collo-cato al Cimitero, presso le lapidi dei Caduti , in collaborazione con gli amici della Sezione Nazionale Combattenti e Reduci di Albate , due lampade votive e due ampolle di terra di Russia raccolta da un Alpino Albatese recatosi in pellegrinaggio là dove cinquanta anni orsono popoli diversi si fron-teggiavano nemici.

Pochi anni dopo , nel 1991 , per ricordare "nel bene" quegli avvenimenti, l'Associazione Nazionale Alpini si fece promotrice di un'altra "pazza" idea: costruire un asilo per i nipoti dei vecchi "nemici" a Rossosch , Ucraina , nel luogo in cui era il comando del Corpo d'Armata Alpino dal 1942 al 1943. Si ripetè la medesima avventura del Friuli: a turno gli Alpini lavorarono nel cantiere di Rossosch in squadre autonome per due anni consecutivi. Nel Settembre 1993, esattamente cinquanta anni dopo gli episodi di guerra, l'asilo venne ufficialmente inaugurato con una cerimonia indimenticabile. Anche il Gruppo di Albate ha contribuito con donazioni in denaro e con il lavoro di un nostro Alpino della Protezione Civile, pedina importante nell'organizzare il viaggio che ha portato a Rossosch , da Milano , centocinquanta camper per la cerimonia inaugurale. L'avventura di Rossosch dimostra che con la buona volontà si possono abbattere i con-fini culturali, politici e sociali, per la costruzione di un mondo migliore.

Tra le ultime attività di cui gli Alpini di Albate vanno giustamente fieri non può essere dimenticata l'accoglienza dei ragazzi di Skofia Loka, ai quali essi sono soliti offrire ric-che e simpatiche "colazioni", insieme ad una sincera amicizia e profonda comprensione.

Con il medesimo spirito il nostro Gruppo si è impegnato per la manifestazione "Trenta ore per la vita" svoltasi a Como nel Settembre 1994 a favore della Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Probabilmente questo impegno continuerà nel tempo, anche perché da parecchi anni il nostro Gruppo contribuisce per quanto gli è possibile ad aiutare gli amici affetti da sclerosi multipla.

E siamo giunti al 1995: il Gruppo è impegnato a realizzare un denso programma di manifestazioni per ricordare degnamente il ventesimo anno di vita. Anche questo gesto vuole essere di ringraziamento agli Albatesi e a tutti coloro che ci stimano e ci aiutano. Non possiamo dimenticare infatti che agli Alpini si affiancano ,nel-le varie attività, parecchi "amici non Alpini" i quali, con il medesimo impegno e spirito, sono un punto di forza notevole per l'Associazione. Ad essi è doveroso rivolgere un grazie sincero.

Dobbiamo ringraziare con tantissimo affetto le nostre mamme, mogli e fidanzate che ci hanno sempre concesso il tempo necessario "anche" in ore notturne; e se qualche volta le abbiamo viste con la faccia scura ,lo posso personalmente confermare ,siamo certi che in cuor loro sono contente di avere sposato un Alpino generoso. Vi chiediamo pertanto, amatissime mamme, mogli e fidanzate ,"il permesso" di continuare il nostro lavoro fino a quando le forze e la salute lo permetteranno, assicurandovi che l'affetto per voi e per i figli sarà sempre lo scopo della nostra vita.

Parola di Alpino!!

La degna conclusione è che il Gruppo Alpini di Albate "va fortissimo...!!", merito encomiabile di un gruppo di amici diversi per età e per generazione; con idee anche contra-stanti, ma sempre "con il cuore in mano", infaticabili, duri di carattere , li chiamiamo muli , ma con dentro una umanità traboccante, essi sono il ponte lanciato verso le gio-vani generazioni alle quali abbiamo il dovere di consegnare intatto il nostro bagaglio. Applicando a loro il motto degli Alpini di Napoli, lo stesso andrebbe corretto in ".. pochi ma buonissimi.."

A questi splendidi Alpini, che sono tra i miei più cari amici voglio dedicare le righe che ho scritto nella certezza che insieme continueremo a lavorare perché "la bellissima avventura.." non abbia mai termine. Dedico invece ai nostri Caduti e agli amici Alpini , e non , che ci hanno lasciato in questi venti anni di storia, e dei quali conserviamo un intatto ricordo, quanto scrive lo scrittore Eugenio Corti nel suo famoso romanzo "II cavallo rosso":

"II loro notorio spirito di corpo , molto evidente , era una naturale prosecuzione di quello paesano e di vallata, per il quale si sentivano alla fine tutti membri di un'unica famiglia; aggiungendosi la sperimentata fiducia che ogni Alpino riponeva nei propri compagni (stava qui senza dubbio la loro risorsa maggiore) essi tendevano in ogni circostanza a rimanere uniti;....

Gente dal semplice cuore, gli Alpini erano tutto meno che furbi (se almeno in questo gli Italiani gli somigliassero un po'!)

Non vogliamo idealizzarli, ma ci sembra di poter affermare che nell'attuale civiltà della materia e delle macchine, questa gente che , senza forse rendersene conto , si sosteneva soprattutto sullo spirito, costituiva una grande eccezione. Perfino quando gli capi-tava di essere sconfitti, essi in cuor loro (a motivo del dovere compiuto) non si sentivano propriamente tali: d'altra parte sconfiggerli era molto difficile....."

Ai prossimi vent'anni.... PPg

Ultimo aggiornamento Domenica 14 Febbraio 2010 20:06
 
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