Adunata Genova 2026

Il motto dell'adunata "Alpini faro per il futuro dell'Italia."

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In ricordo di Camillo Veronelli

Nella vita di ciascuno esistono esperienze che diventano fondanti, soprattutto negli anni in cui impariamo a diventare uomini e donne. Esperienze che poi il tempo, il lavoro, la famiglia e le vicende della vita non sempre permettono di continuare a vivere quotidianamente, ma che restano dentro di noi come un seme prezioso, come un esempio che arricchisce le persone che siamo diventate. E che definiscono un legame profondo con coloro che quelle esperienze le hanno condivise.
 
Per nostro padre Camillo, classe ’47, essere Alpino era questo. Anche se negli anni non fu un membro assiduamente attivo della vita associativa, l’essere stato Alpino rimase sempre parte essenziale della sua identità e motivo di autentico orgoglio. Non a caso , ci tenne a chiedermi che il suo ultimo messaggio social fosse proprio _"oggi sono andato avanti...un abbraccio"_ per salutare tutti coloro che gli avevano voluto bene, richiamando quel modo di dire alpino con cui chi parte continua il cammino un po’ più avanti degli altri, senza spezzare il legame con chi resta.
 
Guardando oggi alla sua vita, credo che i valori degli Alpini — servizio, comunità, umiltà, concretezza — siano stati tra le colonne che lo hanno sostenuto e definito, insieme alla Buona Novella di Gesù Cristo, vissuta prima ancora che professata, e alle sue radici in un mondo contadino che guardava al futuro con speranza, dignità e fiducia nel miglioramento della vita dei propri figli.
 
Se però dovessimo riassumere ciò che più vorremmo restasse di lui, forse basterebbero tre immagini.
 
La prima è una frase di Sant’Agostino che per lui era quasi una sintesi dell’esistenza: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Non come uno slogan semplice, ma come una convinzione profonda: se una persona cerca sinceramente di amare gli altri, di essere degna di rispetto e meritevole di fiducia, allora il resto viene dopo. Le preoccupazioni materiali, le rivalse, le ambizioni, gli errori e molte delle inquietudini che spesso ci consumano perdono importanza. Questo è stato l’insegnamento che ha trasmesso a noi figli e a tutte le persone che gli sono state vicine.
 
La seconda immagine è lo sguardo benevolo che riusciva ancora a trasmettere fino a pochissime ore prima della fine, quando sentiva vicina la sua nipotina Marianna, di appena due mesi, e trovando energie che non sembrava più avere, riusciva ancora a riaccendere la luce e darle un bacio. In quei giorni non abbiamo mai percepito in lui una lamentela, una rabbia verso la vita o verso Dio. Solo serenità, attenzione agli altri e il desiderio di continuare a essere un punto di riferimento per chi gli stava accanto. È una testimonianza che resterà profondamente dentro tutti noi.
 
La terza è forse la più semplice e la più vera: nessuno si salva da solo. Nostro padre, con tutti i suoi limiti e il suo carattere a volte schivo e “brontolone”, ha potuto essere l’uomo buono che è stato anche grazie alle relazioni che lo hanno sostenuto, prima fra tutte quella con nostra madre. Si sono dati reciprocamente forza e protezione: lei mettendo colore e movimento nella vita familiare, lui offrendo una presenza solida, fatta di affetto, sacrificio e dignità.